Mohamed, Ladji, Ibrar,  Mamadou, Diawara, Sidiki, Traore,  Lassina.

Vengono da Pakistan, Costa d’Avorio e Mali. Hanno tra 22 e 29 anni.

Questi sono i primi ospiti della Casa, mentre altri sono dislocati in altre sistemazioni provvisorie nel comprensorio Vittoriese.

Le loro sono storie di guerra, di violenza, di paura, di voglia di ricominciare, di riprendere il mano la propria vita.

Tutti quanti si sono dati da fare durante questi 2-3 anni di permanenza nella città di Vittorio Veneto:
sono andati a scuola, hanno fatto attività di volontariato al Centro Culturale Fenderl e nel rispettivo Parco, hanno partecipato a dei corsi di formazione, organizzati dalla Consulta dell’Associazionismo Culturale Vittoriese e dalla nostra Associazione, per imparare diversi mestieri (piantumazione, falegnameria, orticultura, imbiancatura, saldatura). Ad ognuno di loro è affidato un compito all’interno della Casa di Savassa, affinchè riescano ad autogestirsi e ad acquisire la loro autonomia. Il prossimo passo è aiutarli a farli entrare nel mondo nel lavoro, affinchè diventino totalmente indipendenti.